Di Primo Montagna detto First
Harles Potess
L'orecchio di Van Gogh
2010
ISBN: 978-88-87487-67-1
Harles Potess
L'orecchio di Van Gogh
2010
ISBN: 978-88-87487-67-1
Capita raramente di imbattersi in una narrazione così ben congeniata e
figlia di un autore che non fa della scrittura la propria ragione di
vita.
Perché è vero che i sentimenti nascono nel cuore di tutti; ma scrivere non è solo pura ispirazione, la reazione di un libro è anche "mestiere", regole e capacità che si devono per forza imparare con fatica dall'esterno.
Quindi è quasi una doppia soddisfazione quella di imbattersi in un volume come quello che vi presentiamo, un diario autobiografico della vita motociclistica dell'autore, che viene esposto con freschezza e (dote rara!) con grande semplicità.
Già, perché in fondo si tratta di una storia "semplice", lineare e piacevolmente ingenua, ma che ci permette di immedesimarci appieno nel protagonista proprio perché questi non pretende di spiegarci i massimi sistemi seduto in sella ad una motocicletta.
Quella di Primo Montagna è una storia comune a tanti: quanti di noi hanno dovuto "lottare" per avere il primo motorino?
Quanti di noi, per amore delle due ruote, si sono dovuti sorbire da parenti e amici le classiche "tirate" sulla pericolosità delle moto?
Ma ancora: i primi giri, i guasti, le prime cadute, le prime esperienze su moto inevitabilmente poco performanti, l'eterna lotta con la sorte e il portafoglio pur di "nutrire" una passione che (si sa...) può essere molto costosa...
Tutti temi che compaiono, chi più chi meno, nella vita di ogni motociclista che si rispetti, ma che qui vengono esposti e "vissuti" con grande naturalezza, senza mai sconfinare in un'atmosfera da presuntuosa "epopea".
Primo Montagna ci fa partecipi di alcuni episodi della sua vita: la moto per lui è un mezzo per viaggiare, per uscire dalla sua vita nella provincia Pavese (vita che ama e che non rinnega affatto) e per andare a vedere il mondo da quella particolarissima prospettiva che è la sella di una moto.
E poco importa se il "mondo" in questione è a poche ore da casa o dall'altra parte dell'Europa.
Perché l'importante è andare, tenendo ben presente che la moto, per quanto sublime, è poi solo un mezzo.
Il fine è la scoperta, l'aprirsi al mondo e alle persone che lo abitano.
Perché è vero che i sentimenti nascono nel cuore di tutti; ma scrivere non è solo pura ispirazione, la reazione di un libro è anche "mestiere", regole e capacità che si devono per forza imparare con fatica dall'esterno.
Quindi è quasi una doppia soddisfazione quella di imbattersi in un volume come quello che vi presentiamo, un diario autobiografico della vita motociclistica dell'autore, che viene esposto con freschezza e (dote rara!) con grande semplicità.
Già, perché in fondo si tratta di una storia "semplice", lineare e piacevolmente ingenua, ma che ci permette di immedesimarci appieno nel protagonista proprio perché questi non pretende di spiegarci i massimi sistemi seduto in sella ad una motocicletta.
Quella di Primo Montagna è una storia comune a tanti: quanti di noi hanno dovuto "lottare" per avere il primo motorino?
Quanti di noi, per amore delle due ruote, si sono dovuti sorbire da parenti e amici le classiche "tirate" sulla pericolosità delle moto?
Ma ancora: i primi giri, i guasti, le prime cadute, le prime esperienze su moto inevitabilmente poco performanti, l'eterna lotta con la sorte e il portafoglio pur di "nutrire" una passione che (si sa...) può essere molto costosa...
Tutti temi che compaiono, chi più chi meno, nella vita di ogni motociclista che si rispetti, ma che qui vengono esposti e "vissuti" con grande naturalezza, senza mai sconfinare in un'atmosfera da presuntuosa "epopea".
Primo Montagna ci fa partecipi di alcuni episodi della sua vita: la moto per lui è un mezzo per viaggiare, per uscire dalla sua vita nella provincia Pavese (vita che ama e che non rinnega affatto) e per andare a vedere il mondo da quella particolarissima prospettiva che è la sella di una moto.
E poco importa se il "mondo" in questione è a poche ore da casa o dall'altra parte dell'Europa.
Perché l'importante è andare, tenendo ben presente che la moto, per quanto sublime, è poi solo un mezzo.
Il fine è la scoperta, l'aprirsi al mondo e alle persone che lo abitano.

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